Quirinale, per Leone 23 votazioni, record Pertini 832 preferenze

Nella storia dei 12 presidenti della Repubblica l’elezione più lunga è stata quella di Leone, che richiese 23 votazioni, oltre due settimane. Solo De Nicola (capo provvisorio dello Stato eletto nel 1946 dall’Assemblea Costituente), Cossiga e Ciampi sono stati eletti ai primi scrutini. Altri hanno superato i due terzi dei voti, ma dal quarto scrutinio in poi: Pertini, che ha ottenuto la più ampia maggioranza “quirinalizia” (832 voti su 995), fu eletto al sedicesimo scrutinio, dopo ben 15 votazioni andate a vuoto. Storicamente a giocare una partita rilevante nell’elezione del capo dello Stato sono i famosi “franchi tiratori”, cioè i grandi elettori che nel segreto dell’urna votano contro le indicazioni dei loro partiti.

Più volte hanno scombinato i piani (e i patti) dei leader, imponendo loro brusche retromarce. Sono entrati in scena già agli albori della Repubblica, nel 1948, quando dopo le dimissioni del capo provvisorio dello Stato Enrico de Nicola, De Gasperi avrebbe voluto mandare al Quirinale il ministro degli Esteri, conte Carlo Sforza, ma fu stoppato da 196 franchi tiratori (soprattutto, si disse, dc di sinistra e socialdemocratici) che non volevano al vertice dello Stato un liberale. Così De Gasperi fu costretto a “ripiegare” su Luigi Einaudi.

L’esempio più recente è quello dei famosi 101 che impallinarono Romano Prodi nel 2013, aprendo la strada alla rielezione di Giorgio Napolitano. Oggi con un Parlamento decisamente indebolito da partiti che mal o poco controllano i propri parlamentari – basti pensare a quanti di loro sono usciti dai gruppi con cui erano stati eletti per passare nel Misto – la corsa al Colle non può prescindere dagli umori dei “peones” che potrebbero trasformarsi in franchi tiratori e temono le eventuali elezioni anticipate, visto che, con la riduzione dei parlamentari da 945 a 600, moltissimi di loro sanno per certo che non torneranno in Parlamento.

Il Gruppo Misto – dove si rifugiano i parlamentari dei piccoli gruppi, i transfughi e gli espulsi – non è mai stato così folto: con 113 parlamentari tra Camera e Senato, è il terzo o quarto gruppo tra i “grandi elettori”, con una quarantina di “senza partito” che rispondono solo a se stessi. Lo stesso Ciampi, uno dei tre capi dello Stato, insieme a De Nicola e Cossiga, ad essere stato eletto al primo scrutinio coi due terzi dei voti, subì un centinaio di franchi tiratori, che però non risultarono determinanti. I leader hanno due modi per combattere i franchi tiratori. Uno “in negativo”, cioè far disertare il voto e imporre ai propri parlamentari di uscire dall’aula per evitare che qualcuno di loro voti per un candidato sgradito (come potrebbe decidere di fare il centrosinistra di fronte alla candidatura di Berlusconi). E uno “in positivo”, ossia provando a distinguere il proprio voto sulla scheda con delle tecniche già sperimentate. 

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